Si abbatte uno scandalo al Pentagono dopo il fatto emerso riguardante l’utilizzo di carte di credito governative per pagare escort e il divertimento al casinò dei dipendenti del Dipartimento della Difesa americano.

Nelle prossime settimane verrà reso pubblico un rapporto, ma alcuni dettagli sono già trapelati con relative giustificazioni e i primi provvedimenti disciplinari.
A quanto pare, sul conto del Pentagono, sarebbero state addebitate spese per quasi un milione di dollari per puntate effettuate al casinò ,tra cui i casinò di Las Vegas e Atlantic City conosciute come le città del divertimento e del peccato per eccellenza. Scandalo che crea non poco imbarazzo, specialmente nel cercare di giustificare questi comportamenti.
A tal proposito pare che i dipendenti della difesa americana, a seguito di numerosi interrogazioni, abbiano già rimborsato tale somma o almeno così è stato dichiarato da una fonte del dipartimento.
Minimizzare l’accaduto non serve. Lo scandalo al Pentagono è dato di fatto.
In molte occasioni si è tentato di minimizzare l’accaduto cercando di oscurare lo scandalo. E’ stato dichiarato che le carte di credito aziendali o meglio statali spesso vengono usate per coprire le spese di viaggi e di alloggio dei dipendenti. Allo stesso tempo eventuali “spese accessorie” come in questo caso riferite a casinò, escort ed eventuali, vengono poi rimborsate dai dipendenti successivamente quando queste non sono di competenza del Pentagono.
A questo punto viene da pensare: perché non utilizzare le carte di credito private per pagare queste spese? La risposta potrebbe essere facilmente intuita: per evitare di far scoprire a mogli e compagne i vizi e i tradimenti dei viaggi di trasferta.
Con queste giustificazioni si è svelato in parte il mistero dell’utilizzo delle carte di credito del Pentagono da parte dei dipendenti per i giochi del casinò e per la compagnia, ma di certo lo scandalo non finisce qui. A questo punto della vicenda entra in ballo il fattore umano oltre alla reputazione dei dipendenti del Pentagono. Non è un caso che a poche ore dalla scoperta di questi dettagli obbrobriosi il dipartimento della Difesa abbia già inflitto i primi provvedimenti disciplinari con l’affermazione che questi comportamenti e vizi oltre a non essere in linea con le policy del Pentagono, ne distruggono buona parte della credibilità.
Dalle prime voci la situazione non è delle migliori, rimaniamo in attesa dell’uscita del rapporto ufficiale e di eventuali mosse future. Di certo lo scandalo non sarà minimizzato come vorrebbe il Pentagono.
